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La coscienza, la vita e l’intelligenza artificiale

“Il grande rischio è togliere l’umano dai processi decisionali. Potrebbe essere l’inizio della fine”.

A dirlo è Federico Faggin, fisico, ingegnere, inventore del microchip (che ha ricevuto qualche giorno fa il Sigillum Magnum dall’Università di Bologna) intervenuto al Festival dell’Economia Trento in un panel intitolato La coscienza, la vita e l’intelligenza artificiale.

Con la sua fondazione, Faggin studia la coscienza con approccio scientifico, provando a delineare i confini tra intelligenza artificiale e coscienza umana.

“L’intelligenza artificiale”, ha raccontato Faggin, “non fa nulla che non sia concettualmente possibile fare all’uomo. Tutto quello che fa è quello che gli abbiamo detto di fare, ma lo fa più in fretta e su campi di dati più grandi. Quindi in modo più efficiente e più veloce. L’uso malvagio di quella tecnologia è reale, perché può ingannare. Già con ChatGpt l’abbiamo visto. Immaginiamoci quindi un uso politico di queste tecnologie. Un uomo da solo può fare un grandissimo danno. Militari che potrebbero far prendere le decisioni all’AI, nella logica di avere il vantaggio della prima mossa.”

Nel suo ultimo libro del 2022 “Irriducibile. La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura” insieme al prof. Giacomo Mauro D’Ariano, Faggin propone un nuovo postulato, basato sulla fisica quantistica, che presuppone l’irriducibilità della coscienza. Una coscienza che esiste prima della materia e che quindi sopravvive ad essa.

“Per la fisica”, sostiene Faggin “la coscienza è un epifenomeno del cervello. È come la schiuma sopra un’onda, non serve a niente. Ma non sanno spiegare come avviene. In fisica quantistica invece le cose vanno diversamente. Sin dalle origini della fisica quantistica è stata vista la connessione tra coscienza e fisica quantistica (che è probabilistica, indeterministica ovvero simile alla nostra esperienza). D’Ariano e io pensiamo invece che un sistema quantistico è cosciente del suo stato, prova e conosce lo stato in cui si trova. Lo stato quantistico non è conoscibile da fuori, non è clonabile e ha le stesse caratteristiche della nostra esperienza. Neanche da chi la prova è riproducibile. L’informazione quantistica ha le stesse caratteristiche della nostra esperienza: non è clonabile, né riproducibile neanche da chi la prova.”

Una coscienza che non è clonabile nè conoscibile che dal sistema che l’ha prodotta e che quindi non sarà mai replicabile dall’intelligenza artificiale.
“Noi conosciamo perché esperiamo, Il computer non conosce niente. Trova solo correlazioni tra simboli. Ma come fa il computer a dire delle cose sensate se non capisce niente? Perché c’è correlazione molto forte tra simbolo e significato dovuto ai dati, immessi dentro al computer Quindi quattro volte su cinque dice cose sensate.”

L’introduzione del concetto di coscienza si spinge fino a quello di spiritualità: “scienza e spiritualità visti come due ambiti che non dialogano tra loro è un retaggio della nostra storia che deve cambiare. Nel mio libro racconto di una fusione tra le due che è possibile quando capisci che la fisica ci dice che la coscienza esiste ed è una proprietà quantistica della natura. Quindi anche la natura della coscienza diventa scienza. Ci permette di conoscere attraverso esperimenti interiori, invece che in laboratorio. E’ possibile fare tutti e due e imparare in due modi mentre prima ce n’era solo uno. La materia è l’aspetto informatico di enti coscienti che vogliono comunicare tra loro.”

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