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Develhope, da Palermo la startup che forma programmatori e sfida disoccupazione e gender gap

Garantire una formazione tecnologica di alta qualità a costo zero, ridurre il gender gap e aggredire l’altissima percentuale di disoccupazione giovanile del sud Italia

Questa la mission di Develhope, startup palermitana nata ufficialmente ad aprile 2021, dopo un pilot di un paio d’anni con un altro nome, e finanzata dal Fondo Nazionale Innovazione di Cassa Depositi e Prestiti.

Solo nel 2021 Develhope ha formato oltre 400 studenti con l’obiettivo di arrivare a 1000 entro la fine del 2022.

“Da una parte il sud Italia e la disoccupazione, dall’altra il mercato con la richiesta di programmatori “

“L’idea di Develhope nasce a partire da un ragionamento su come l’accesso alle competenze digitali dovrebbero essere garantito a tutti, e su come questo dovrebbe essere considerato un diritto fondamentale –  racconta Alessandro Balsamo, co-fondatore di Develhope assieme a Massimiliano Costa e Sasa Sekulic – Da questo punto di partenza teorico è poi stato necessario mettere insieme i dati: da una parte il divario sull’occupazione tra nord e sud, dove la disoccupazione giovanile tocca punte di quasi il 50%, dall’altra un mercato che soprattutto dopo la pandemia richiede sempre più programmatori”.

Ben 98 milioni, secondo recenti stime, entro il  2025, a livello mondiale. E anche in Italia la programmazione ( Full Stack Developer e Front End Developer) resta stabilmente nella parte alta della classica dei lavori più ricercati.

Gli studenti di Develhope sono per il 75 % uomini e per il 25% donne, racchiusi in una fascia d’età compresa tra i 25 e i 30 anni, provenienti per il 90% dalle regioni del sud Italia (dal Lazio in giù ci sono tutte, nessuna esclusa), il restante 10% degli studenti arriva dalle regione del nord. Il 90% di essi, sono disoccupati.

Il contesto è quello dell’alta domanda di figure professionali in ambito Ict (Information and Communications Technology) e l’It (Information Technology), come dimostrano i dati relativi alle competenze digitali più ricercate. In Italia sarebbero 2 milioni e 800 mila i profili professionali ricercati in ambito di programmazione e utilizzo di metodi matematici e informatici.

Full-Stack Web Developer, Java Developer, Android e IOS Developer, sono alcuni dei corsi offerti da Develhope. Ogni corso dura 6 mesi, le lezioni si seguono da remoto e soprattutto non è necessario pagare per accedervi. L’eventuale quota verrà richiesta soltanto dopo la firma di un contratto di lavoro.

Gli studenti di Develhope:

90% disoccupati
90% dal Lazio in giù
75% uomini
25% donne

Un’opportunità anche per chi vuole compiere un processo di reskilling, come Emanuele, 31 anni di Roma, che durante la pandemia ha visto il suo mondo lavorativo crollare: “Lavoravo da 8 anni in una palestra, uno dei settori più penalizzati dalle restrizioni legate al Covid, e anche se le cose fossero andate bene, avrei avuto come unica prospettiva quella di aprire una palestra a mia volta. Così ho iniziato a mandare forsennatamente curriculum. Ho provato alcuni corsi di formazione fino ad approdare a quello di Sviluppo Front End di Develhope; da inizio marzo sto lavorando in un’azienda”.

Un modello di business, quello di Develhope, “molto rischioso” a detta degli stessi fondatori, e dove gli obiettivi di studenti e formatori coincidono. Dal successo dell’uno dipendono gli introiti dell’altro.

“C’è una piena assunzione di responsabilità da parte nostra. Per questo valutiamo molto attentamente le motivazioni di chi si iscrive, non tutti sono disposti a un impegno di 6 mesi in modalità full time”, continua Alessandro Balsamo, “e anche dopo la prima selezione è previsto un ulteriore verifica delle competenze acquisite, a un mese dall’inizio dei corsi.”

Questo non significa però che sia necessario avere un background di competenze informatiche già acquisite: “tutt’altro, mettiamo a disposizione dei pre-corsi gratuiti per colmare eventuali lacune di conoscenze necessarie per affrontare al meglio il percorso formativo”.

Per favorire il contatto tra aziende e candidati, Develhope ha stretto collaborazioni con oltre 200 aziende tra Italia e estero. Si va dalle startup a grandi nomi del mondo corporate come Telecom, Reply o Bulgari, e “più del 90% dei nostri studenti trova un impiego entro i due mesi dalla fine del percorso, mentre il 50% di essi lo fa mentre ancora sta studiando.”

Questo anche grazie a una piattaforma interna che ha proprio lo scopo di mettere in contatto diretto i candidati con le aziende partner.

È quello che è successo a Emanuela, 25 anni della provincia di Agrigento. Dopo la laurea in scienze della comunicazione “ero alla ricerca di un lavoro e, visti gli ottimi feedback di alcuni miei amici, ho deciso di iscrivermi al corso di Front End Web”. Poi il contatto con diversi recruiter e alla fine la scelta di approdare a una digital agency di Catania, “dove sogno, un giorno, di poter sviluppare i miei prodotti digitali, come i videogiochi, a cui lavoro per diletto nel tempo libero”.

“Secondo le ultime stime sono solo il 17% le donne impiegare nel mondo Tech, che diventa il 25% all’interno di Develhope”

Emanuela però è una delle poche donne che entrano in questo campo,  “secondo le ultime stime sono solo il 17% le donne impiegare nel mondo Tech, che diventa il 25% all’interno di Develhope, dove cerchiamo di fare azioni mirate in questo senso perché ridurre il gender gap è uno dei nostri obiettivi. Per questo stiamo lavorando con i nostri partner per creare percorsi che possano attirare le ragazze, come borse di studio o percorsi ad hoc nel mondo scolastico e universitario.”

Un percorso che è partito dal sud Italia ma che ora guarda a tutta Italia e anche all’estero, in un’ottica di internazionalizzazione e di impatto positivo che ha portato Develhope a stringere una collaborazione anche con l’agenzia ONU per i rifugiati, l’UNHCR Italia: “il nostro obiettivo è fare sì impresa ma con la consapevolezza che con questo impegno ci può essere un impatto, una ricaduta concreta all’interno della nostra società per cambiare qualcosa in positivo e per lasciare un segno”.

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