fbpx

Ecco perché le città del sud Italia faticano con i fondi europei. Intervista a Emanuele Padovani

Bergamo, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Prato, Padova, Parma e Roma. Sono queste le città italiane che riceveranno dall’Europa fondi e supporto per diventare climate neutral. Perché sotto Roma nessuna città è riuscita ad intercettare risorse così importanti? Eppure i grandi centri urbani del sud Italia sono tanti. Napoli, Palermo, Bari, solo per citarne alcuni. Grandi città, con amministrazioni con competenze e tenici di livello. Perché nessun Comune del sud Italia allora riuscirà a partecipare al programma europeo per diventare una Net Zero Cities?

“La causa generale della difficoltà di intercettare fondi europei e vincere bandi è lo scarso margine di manovra corrente dei Comuni del sud, che a volte arriva ad essere negativo: in pratica, molti comuni spendono più risorse di quelle che introitano”, spiega a Change Makers Magazine Emanuele Padovani, professore di scienze aziendali dell’Università di Bologna e coautore della Relazione al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini, presentata dal Cnel.

Il problema sta nel sottofinanziamento dei Comuni del sud?

“L’idea che i Comuni del sud siano sottofinanziati non è corretta: in realtà lo Stato eroga risorse tanto quanto al nord, il vero problema sono le mancate riscossioni ai cittadini. Pensiamo all’Imu, alle sanzioni per violazione del codice della strada, alle rette per le mense scolastiche e per il doposcuola, agli affitti per le case popolari o alle tasse di occupazione suolo pubblico: sono tutte voci di ricavo per il Comune, ma se i cittadini non pagano e il Comune è incapace di riscuotere le risorse mancanti, quelle risorse vengono a mancare”.

Esiste anche un problema di inadeguatezza degli uffici amministrativi?

“Sicuramente le competenze del personale amministrativo hanno un peso, e influiscono sulla capacità di accedere ai fondi europei. E poi in molti casi, anche se si riuscisse a vincere un finanziamento per una nuova infrastruttura, ci si scontrerebbe con l’incapacità di mantenere attivo il servizio, proprio a causa delle difficoltà di riscuotere le risorse dai cittadini”.

Come si può misurare la performance di una pubblica amministrazione? 

“Esistono tre variabili per misurare la reattività dei comuni: reattività di capacità di spesa, margine di manovra corrente ed efficienza”.

Che cosa si intende quando si parla di reattività di capacità di spesa?

“La reattività di capacità di spesa è la capacità di un comune di spendere le risorse finanziarie aggiuntive in tempi limitati, prendendo decisioni in tempi veloci. Dipende sostanzialmente da quanto è grande il tesoretto accumulato da un’amministrazione nel tempo. Il 2020 è stato un banco di prova per i comuni: quello era un momento di emergenza, in cui le risorse andavano spese per permettere all’economia di riprendersi. Alcune amministrazioni sono state lungimiranti e hanno erogato risorse che avevano messo da parte, pur sapendo che sarebbero diminuite le entrate: tutto questo si è concretizzato ad esempio in politiche di scontistica ai cittadini, o in spese maggiori per i servizi pubblici. Diciamo che la reattività di capacità di spesa è un indicatore che serve a capire la reattività di un’amministrazione di fronte a uno shock”.

E invece il margine di manovra corrente e l’efficienza?

“Il primo consiste nella possibilità per un bilancio di un Comune di aumentare la spesa corrente necessaria per il funzionamento dei servizi, per via dei costi di gestione relativi a nuove infrastrutture. Si tratta insomma di un indicatore che fa capire il livello di salute del bilancio comunale. L’efficienza invece misura quanto spende un comune nella burocrazia”.

In base a questi tre indicatori, come si possono classificare i comuni italiani?

“La combinazione di queste tre variabili, analizzate attraverso specifici indicatori di bilancio, ci ha consentito di categorizzare le amministrazioni comunali in 16 profili. Ciascun profilo è espressione di una diversa situazione, in base alla quale si devono modellare le risposte per arrivare al raggiungimento degli obiettivi del Pnrr”.

Quanto i Comuni italiani sono pronti a reagire a crisi inaspettate?

“Questo aspetto è legato alla reattività di capacità di spesa: rispetto a quell’indicatore, la maggior parte delle amministrazioni hanno dimostrato di essere poco pronte a modificare i comportamenti in una situazione nuova, accumulando risorse in un periodo in cui invece avrebbero dovuto spenderle, per supportare cittadini e imprese durante il periodo della pandemia. Questo è sintomo di amministrazioni locali ancora conservative”.

Change-Makers è il magazine digitale che racconta idee, storie, protagonisti del cambiamento. Scriviamo di cooperazione e innovazione sociale, ambientale, economica, digitale, organizzativa, etica e filosofica.
Se vuoi restare in contatto con noi iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Cerca nel sito