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L’ambiente nei programmi elettorali: “Manca una visione strutturale per affrontare il cambiamento climatico”

Il Mediterraneo è un hotspot del cambiamento climatico e l’Italia si trova proprio nel mezzo: lo dimostrano le temperature estreme di questa estate, la siccità, gli incendi, il ritiro dei ghiacciai, le frane e le grandi piogge. Eppure il nostro paese ancora fatica a trovare risposte sistemiche per fronteggiare questi fenomeni, e ancora non si è dotato di un piano di adattamento al cambiamento climatico.

Secondo le stime elaborate dall’Alleanza italiana sullo sviluppo sostenibile (Asvis), l’Italia è sotto alla media europea su alcuni tra i più importanti obiettivi dell’Agenda 2030,  tra cui città e comunità sostenibili, acqua pulita, imprese innovazione e infrastrutture.

In che modo allora i partiti politici, impegnati nella campagna elettorale per le elezioni del 25 settembre, stanno affrontando la questione ambientale? L’impennata del prezzo del gas e dell’elettricità hanno posto al centro della discussione le questioni energetiche, ma il clima resta un tema che fatica a diventare protagonista. Eppure, sottolineavano gli attivisti di Fridays for Future a fine luglio, “queste sono le prime elezioni climatiche del nostro paese”. 

L’Indice di impegno climatico per valutare i programmi dei partiti

Per scoprire quale partito o coalizione sia più vicino ai temi dell’ambiente, è stata strutturata una valutazione degli impegni sul clima nei programmi elettorali e nelle dichiarazioni in campagna elettorale: questo è l’obiettivo del progetto Indice di Impegno Climatico per le Elezioni Politiche 2022, promosso da Climalteranti Italian Climate Network.

Il punteggio viene attribuito da parte di un gruppo di venti scienziati ed esperti di politiche sul clima e l’energia, che hanno selezionato dieci parametri che qualificano le azioni promosse o dichiarate dai differenti soggetti politici (e relativi partiti o coalizioni): centralità, settorialità, ambizione, fuoriuscita dai fossili, investimenti pubblici, equità e disuguaglianza, distrazioni, quadro internazionale, negazionismo, inattivismo. Per ogni parametro è stato assegnato un punteggio da zero a dieci: il voto finale risulta dalla media degli altri.

Ma veniamo alla classifica finale: quale partito ha più a cuore l’ambiente? Secondo l’analisi dell’Indice, sono i Verdi Europei + Sinistra italiana la forza politica che maggiormente esprime interesse per la questione, con una media di 9,3, punti. La segue il Partito Democratico con un 8,6 medio. Al terzo posto troviamo Unione Popolare dell’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

In fondo alla classifica c’è invece la coalizione di centrodestra, composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Qui il punteggio è di 4,1. Il voto più basso è stato ottenuto sul criterio “equità e disuguaglianza”, che è stato di appena 1,5 su 10.

La lettera aperta della Società Italiana per le Scienze del Clima

Per chiedere azioni forti di adattamento e mitigazione per combattere la crisi climatica, la Società Italiana per le Scienze del Clima ha pubblicato una lettera aperta che è arrivata a oltre 220mila sottoscrizioni. Azioni che non seguano una logica emergenziale, ma di pianificazione e programmazione strutturale.

“A causa dell’inerzia del clima, i fenomeni che vediamo oggi saranno inevitabili anche in futuro, e dunque dobbiamo gestirli con la messa in sicurezza dei territori e delle attività produttive, investendo con decisione e celerità le risorse peraltro disponibili del Pnrr”, scrivono i firmatari. 

“Allo stesso tempo, dobbiamo anche fare in modo che la situazione non si aggravi ulteriormente e diventi di fatto ingestibile, come avverrebbe negli scenari climatici peggiori. Per questo dobbiamo spingere fortemente sulla riduzione delle nostre emissioni di gas serra, decarbonizzando e rendendo circolare la nostra economia, accelerando il percorso verso una vera transizione energetica ed ecologica”.

L’analisi del think tank Ecco

Anche il think tank Ecco ha realizzato un’analisi delle proposte di “politica del clima”, prendendo in esame i programmi depositati dai principali partiti e, ove non disponibili, quelli presentati dalle coalizioni. 

“Se il programma dei partiti deve essere lo strumento per giudicare le forze politiche da parte dei cittadini, possiamo dire che non siamo molti soddisfatti”, commenta a Change Makers magazine Giulia Colafrancesco, analista governance climatica di Ecco. “C’è oggi una forte trasversalità delle questioni climatiche, a prescindere dal credo politico e dal background economico. Lo avevamo già rilevato a luglio, in un’analisi dell’opinione pubblica per appartenenza politica rispetto ai temi della transizione. Nonostante questo, non sempre i programmi parlano di cambiamenti climatici in maniera esplicita. Il clima è presente, anche se ancora non abbastanza integrato nelle politiche economiche, occupazionali, sociali e di politica estera”.

Dalle proposte dei partiti emergono due diverse vie per la transizione. La prima, proposta dal centro destra, punta su un sistema energetico basato su gas e nucleare (su questo converge anche il terzo polo) e una revisione degli obiettivi europei. La seconda, proposta dal fronte progressista, identifica efficienza e rinnovabili come la via maestra da seguire in linea con gli obiettivi europei. 

“Il prossimo governo giocherà un ruolo decisivo nell’ambito della transizione ecologica, per costruire le condizioni per la decarbonizzazione profonda dell’economia e gestire gli impatti climatici e le questioni sociali”, afferma Colafrancesco. “La crisi ambientale segnerà in modo definitivo la capacità, o meno, della classe dirigente attuale di rispondere alle necessità e richieste di cittadini e imprese, e con essa la capacità di ricostruire con l’elettorato un patto di fiducia basato dalla capacità ad affrontare una delle sfide maggiori della contemporaneità”.

Emissioni, leggi e partecipazione

Quasi nessun partito prevede un obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni al 2030, come invece presente nella maggior parte dei paesi europei, ad eccezione di Verdi-SI, che propongono un obiettivo nazionale di riduzione del 70% rispetto al 1990, e il terzo polo di Azione-Italia Viva, che propongono una riduzione del 41% rispetto al 2018. La maggior parte degli altri partiti tende a confermare l’obiettivo comunitario di riduzione del 55% al 2030 anche se il programma di coalizione di centro destra mette in discussione gli obiettivi europei, senza specificare quali e come.

La giustizia intergenerazionale – richiesta a gran voce dai giovani – è spesso menzionata nei programmi ma mai trattata in riferimento al clima: si parla di salario minimo, stage retribuiti, ma non di quale pianeta si troveranno a vivere le generazioni future e perché questa sia una questione di giustizia.  

Elemento di differenza nei programmi è la proposta di una legge quadro sul clima, strumento legislativo adottato da molti paesi europei, che abbia l’obiettivo di armonizzare e guidare tutti i provvedimenti legislativi. La legge viene proposta da PD e Verdi-SI, mentre non si trova nel programma del terzo polo di Calenda e Renzi, del centro destra e del Movimento 5 stelle.

Energia

Uno dei temi più caldi della campagna elettorale è l’energia, ampiamente trattato da tutti i partiti: da una parte c’è un generale consenso rispetto all’obiettivo di contenere i costi dell’energia, dall’altra ci sono differenze sui provvedimenti e le tecnologie da adottare.  

Tutti gli schieramenti propongono, seppure in maniera non sempre approfondita, un tetto al prezzo del gas, chi in sede europea e chi in sede nazionale. Il Movimento 5 Stelle non menziona nuove infrastrutture nel suo programma, il PD e +Europa sono favorevoli a nuovi rigassificatori come soluzione ponte compatibile con la decarbonizzazione, mentre Verdi-SI promuove il pieno utilizzo dell’infrastruttura esistente prima di impegnarsi in nuovi impianti. Azione-Italia Viva propone la costruzione di due rigassificatori galleggianti, e lo stesso fa anche il centro destra.

Sul nucleare punta il centro di Calenda e Renzi e la coalizione di centro destra. Il centro sinistra e il Movimento 5 Stelle invece lo escludono, mettendo al centro l’efficienza energetica e le rinnovabili, anche identificando obiettivi quantitativi di breve e medio periodo.

Adattamento 

Le politiche di adattamento al cambiamento climatico sono un tema largamente ignorato nei programmi, nonostante la fragilità del nostro Paese, tra i più esposti in Europa agli impatti climatici. L’Italia ha un piano di adattamento in attesa di approvazione dal 2018 e che necessita di modifiche.

PD, Verdi-SI e Fratelli d’Italia sono gli unici a fare menzione di un suo aggiornamento.  Per il terzo polo e la Lega, il tema dell’adattamento non viene trattato e viene sostituito da una politica per la gestione forestale. Anche il Movimento 5 stelle non ne fa menzione.

Settore produttivo e lavoro

Gran parte delle attività economiche sono fortemente condizionate dalle politiche energetiche e climatiche nazionali ed europee. Nessun partito propone un piano di decarbonizzazione per l’acciaio, ignorando sia la via per arrivare all’acciaio verde sia la gestione degli impatti ambientali della situazione attuale.   

Nessuno schieramento, ad eccezione di Verdi-SI, menziona nel programma la plastic tax, la cui introduzione viene rimandata di anno in anno e nonostante ogni anno l’Italia versi 800 milioni di euro all’Europa di plastic tax.

Diffusamente trattato è invece il tema della gestione dei rifiuti, con particolare attenzione ai termovalorizzatori. Questo tema divide fortemente gli schieramenti politici tra sostenitori (Lega, FdI, FI, terzo polo) e oppositori (M5S, PD, SI-Verdi).  

Per quanto riguarda la mobilità, i partiti sono abbastanza concordi rispetto all’importanza dell’auto elettrica: la coalizione di centrodestra tiene la porta aperta anche alle auto a combustione interna a maggiore efficienza e ibride, mentre M5S e centrosinistra puntano in maniera più decisa sull’elettrico.  

Finanza 

Se da un lato PNRR e patto di stabilità sono affrontati, i grandi assenti dai programmi sono gli istituti pubblici di credito e di garanzia come Cassa Depositi e Prestiti, Invitalia e Sace, enti fondamentali per l’attuazione degli investimenti, che vengono presi in esame solo nel programma di Verdi-SI, che ne propone una riforma che li renda “banche per il clima”. 

Un tema molto divisivo è proprio la riforma della fiscalità ambientale, dove spicca la posizione della Lega, che propone di mantenere i sussidi per i combustibili fossili, mentre il M5S ne ipotizza la riconversione e Verdi-SI l’abolizione.  

Europa e politica estera

Sebbene la politica estera sia imprescindibile per garantire lo sforzo globale per il clima, questo è il tema più ignorato dai partiti.  Il programma della coalizione di centro destra che prevede un cambio significativo della posizione dell’Italia nei negoziati europei per rivedere gli obiettivi su clima ed energia, ma senza indicare quali e come.

Il centrosinistra e M5S confermano gli obiettivi europei del pacchetto Fit for 55 e del Green Deal; il terzo polo e +Europa non citano esplicitamente l’argomento.  Gli unici propensi a una maggiore ambizione europea sono Verdi-SI, a favore di un incremento degli obiettivi al 2030 di 55% delle rinnovabili e 45% di risparmio attraverso l’efficienza energetica. 

“La politica del clima deve essere vista come opportunità – trainata dalla necessità e urgenza dell’azione – e non come vincolo”, conclude Giulia Colafrancesco. “Le politiche climatiche devono diventare strumenti per affrontare le crisi in modo sistemico, integrato e senza lasciare indietro nessuno”. 

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