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Superare la crisi della democrazia? Schlein: “Giustizia sociale e ambientale sono ormai inscindibili”

“La crisi democratica, una crisi di consenso e di cooperazione, ha delle spiegazioni che sono multifattoriali, non c’è un unico colpevole. Innanzitutto è cambiata la partecipazione: che cos’è oggi la partecipazione? Attraverso quali forme si manifesta?” 

Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, inizia così il suo intervento in occasione dell’evento “Democrazia politica e democrazia economica – Un modello di sviluppo cooperativo per le grandi sfide globali”, organizzato il 30 giugno dalla Fondazione Barberini in collaborazione con Change Makers Magazine. L’obiettivo? Riflettere sui diversi modi attraverso cui la cooperazione può dare un contributo alla rigenerazione democratica della nostra società.

“Bisogna poi cogliere l’innovazione straordinaria delle nuove tecnologie, che oggi permettono di organizzare in modi diversi il consenso”, continua Schlein. “Forse, quello che non riescono a fare le nuove tecnologie è invece proprio quello che la cooperazione più di ogni altra cosa ha saputo realizzare: creare un luogo di discussione tra diversità, che costringe a una compensazione di interessi diversi, che faccia fare un passo di lato a tutti, per farne uno avanti insieme”. 

Schlein menziona la portata rivoluzionaria degli hashtag, che permettono di vedere in un certo momento in tutto il mondo, tra le persone che accedono alla rete, chi altro sta discutendo dello stesso tema: tutto questo porta un’innovazione poderosa, anche solo per l’organizzazione delle mobilitazioni. 

Giustizia sociale e giustizia climatica sono ormai inscindibili”, spiega. “Le piazze che hanno animato il paese prima del Covid-19, organizzate al di fuori della politica, come gli scioperi per il clima, sono state travolgenti. La volontà di raggiungere un green deal europeo è nata proprio grazie a queste mobilitazioni, intergenerazionali e transnazionali: la questione ambientale ha scalato le agende politiche della Commissione europea, ed è diventata non più eludibile”.

La società civile si mobilita. Il mondo economico risponde, tanto che oggi c’è una maggiore attenzione alla sostenibilità dei prodotti e dei processi. Il grande tema è: dov’è la politica in tutto questo? 

“In politica siamo più indietro: la politica continua a dividere in compartimenti stagni alcune mobilitazioni che invece sono già intrecciate nella società”, afferma Schlein. “La sindemia, ovvero l’intreccio di crisi diverse – economico-finanziaria, sanitaria, ambientale – aumenta le diseguaglianze: sociali, di genere, generazionali, territoriali, di riconoscimento. Se noi sommiamo le mappe delle diseguaglianze aumentate attraverso le crisi, con quelle degli esiti elettorali che hanno più o meno sconvolto l’Europa e non solo, abbiamo molto da capire rispetto al punto da cui bisogna ripartire”.

In Italia, ad esempio, alle ultime elezioni circa la metà dei cittadini non ha votato. Per la maggior parte si tratta di persone con un reddito inferiore ai 20mila euro all’anno. “’Libertà è partecipazione’, diceva Gaber, ma per partecipare servono in primis le condizioni per farlo, e poi un’educazione alla partecipazione”, continua Schlein. “Sono due grandi punti sulle quali le politiche possono e devono investire di più. Ma soprattutto, libertà è anche redistribuzione. Redistribuzione di cosa? Innanzitutto della ricchezza. Come può una persona pensare alle elezioni se il suo problema è come arriva alla fine del mese? Per partecipare alla cosa pubblica, bisogna avere il tempo di farlo. E poi serve una redistribuzione del sapere, del potere e del tempo. È necessaria una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: l’innovazione tecnologica, se non è guidata da politiche redistributive, acuisce enormemente le diseguaglianze”. 

In questo contesto, il modello cooperativo ha avuto già molti anni fa l’intuizione di tenere insieme la questione ambientale e quella sociale: in questo modo non realizza solo un modello di economia circolare, bensì un modello di società circolare.

“La partecipazione di lavoratrici e lavoratori nelle scelte strategiche delle aziende crea un beneficio per l’azienda e per l’intera società”, spiega Schlein. “L’economia circolare riduce la produzione di rifiuti attraverso le innovazioni di processo, il recupero delle materie prime e seconde che vengono reimmesse nel ciclo produttive e che, da costo, tornano ad essere valore aggiunto. È quello che fa la Cartiera di Lama di Reno, a Marzabotto, che recupera pelli di scarto e dà lavoro a persone fragili: ecco perché possiamo parlare di società circolare, e non solo di economia circolare. Si tratta di iniziative che creano comunità”.

Il concetto di comunità è centrale: oggi le comunità rischiano di essere risucchiate dal modello capitalista, ma grazie alla pandemia è stato riscoperto il valore di nuove forme di mutualismo. “La capacità della politica dovrebbe essere quella di non lasciare solo questo mondo e saper cogliere le buone pratiche, per rendere più efficaci le politiche pubbliche”, conclude Schlein.

“Pur vivendo un momento di crisi, siamo davanti a una grande opportunità: non era affatto scontato che si facesse un piano Next Generation EU che fosse orientato alle giuste condizionalità: trasformazione digitale, conversione ecologica, coesione sociale. L’obiettivo è di guidare i processi di cambiamento nell’ascolto delle esperienze virtuose, per redistribuirne i benefici presso tutta la comunità. Questo è quello che il mondo cooperativo in fin dei conti ci può insegnare: come andare verso politiche che possano scrivere un futuro migliore”.

Change-Makers è il magazine digitale che racconta idee, storie, protagonisti del cambiamento. Scriviamo di cooperazione e innovazione sociale, ambientale, economica, digitale, organizzativa, etica e filosofica.
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