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Torino Social Impact: 170 partner per fare crescere l’ecosistema dell’innovazione sociale

Il 2021 è stato un anno di traguardi per Torino, che ha visto la città riconosciuta a livello mondiale per il suo impegno nell’innovazione sociale. 

L’Unione Europea ha scelto Torino come unica sede italiana per sviluppare un Centro di Competenza per l’innovazione sociale, mentre Ashoka, la più grande community al mondo di imprenditori sociali, ha scelto le Officine Grandi Riparazioni come location per il Summit annuale del proprio network. 

È con questi presupposti che continua a crescere il progetto Torino Social Impact, la piattaforma nata nel 2018 e che riunisce oggi 170 partner pubblici e privati per collaborare e far crescere l’ecosistema dell’economia sociale. L’obiettivo è quello di sviluppare un modello in cui innovazione, tecnologia e finanza siano indirizzati a generare sia ritorni economici che impatti positivi sulla comunità. 

“Torino Social Impact accelera, rafforza e promuove i progetti, i servizi, le opportunità e gli eventi di tutti i soggetti locali che agiscono per trovare soluzioni a bisogni sociali del territorio”.

La piattaforma, promossa dal Comune di Torino, dalla Camera di commercio di Torino, dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Crt, coinvolge attori come università, incubatori e acceleratori, fondazioni, fondi di investimento, associazioni, cooperative ed enti del terzo settore, insieme per catalizzare ed attrarre forme di imprenditorialità a impatto sociale. 

Una sperimentazione locale, ma replicabile

Mario Calderini, professore del Politecnico di Milano e portavoce del progetto Torino Social Impact, è intervenuto a novembre al Summit Ashoka, spiegando l’importanza della componente territoriale. 

La piattaforma è infatti nata a Torino grazie alla presenza di un terzo settore che coniuga una consolidata vocazione sociale, civile e religiosa con importanti capacità imprenditoriali, una ricerca di alta qualità e uno tra i sistemi di finanza a impatto più avanzati in Europa. 

Torino Social Impact è una sperimentazione che vuole dimostrare la realizzabilità di un modello” spiega il professore. ”È importante che mantenga una scala locale, in cui le collaborazioni tra i partner, i processi e i risultati possano essere misurabili e costantemente monitorati”. 

Nonostante ciò, l’ambizione và oltre i confini del capoluogo piemontese. “Una volta consolidato il modello, questo potrà essere replicato in altre città” continua Calderini. “Sarà però fondamentale adattarlo alle caratteristiche locali e riuscire a coinvolgere maggiormente i cittadini, ad oggi poco presenti. Inoltre, se è vero che la piattaforma deve mantenere una scala locale, alcuni dei progetti che promuove devono raggiungere una portata nazionale

Finanza e innovazione tecnologica a supporto del terzo settore

La Borsa italiana dell’impatto sociale sviluppata all’interno di Torino Social Impact, ad esempio, deve necessariamente raggiungere una scala nazionale. Si tratta di un mercato azionario e obbligazionario per favorire l’accesso ai capitali da parte di imprese profit a impatto sociale e imprese sociali, già presente in altre realtà (Londra, Singapore, Spagna, New York, Johannesburg) ma del tutto nuovo in Italia. 

Il progetto è iniziato nel 2019 con uno studio di fattibilità durato oltre un anno: da un’analisi delle principali esperienze internazionali di Borse Sociali è stata ideata una struttura di un mercato di capitali a impatto sociale. Costituito il Comitato Promotore della Borsa dell’Impatto Sociale ad aprile 2021, oggi questo sta ampliando le sue fila per preparare il lancio vero e proprio. 

Oltre alla Borsa, l’importanza dell’innovazione tecnologica per la crescita del terzo settore si palesa nei numerosi progetti lanciati all’interno di Torino Social Impact. Ad esempio Tech for Good, una attività volte a sperimentare nuove tecnologie e metterle a servizio delle comunità, tra cui il Social Innovation Campus. Oppure laboratori di innovazione per testare soluzioni innovative a livello cittadino, come il Torino City Lab, o a livello privato, come il Social Tech Lab

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