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Che fine hanno fatto i temi di genere in campagna elettorale?

Il gap salariale e la disoccupazione femminile, i congedi di maternità e paternità, la violenza di genere, le malattie croniche e invalidanti, il matrimonio egualitario, la lotta all’omolesbobitransfobia. Che fine hanno fatto i temi di genere nella campagna elettorale?

“Queste questioni non sono sparite dal dibattito: il problema è che se ne sta discutendo sempre in reazione a quello che fa e dice la destra”, spiega Maria Cafagna, consulente politica e autrice, che è stata analista di Tv Talk su Rai Tre. “Ahimè sentiremo sempre più parlare di questi temi, che diventeranno tristemente attuali, in questo meraviglioso cortocircuito dove probabilmente avremo una donna premier ma un governo sempre più tradizionalista e conservatore”.

Anche di violenza di genere si parla solo quando arriva il video dello stupro di Piacenza condiviso da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, accusata poi di aver strumentalizzato quell’episodio di cronaca per affermare che “gli stranieri violentano”. “A essere violenti sono gli uomini, non solo gli stranieri”, continua Cafagna. “Non escluderei che, nei prossimi mesi, la destra possa procedere con alcune azioni come l’aumento dei fondi ai centri antiviolenza, ma questo non significherà che la violenza sparirà: vincerà un approccio repressivo, che non tiene conto dell’importanza della prevenzione e della costruzione di un nuovo humus culturale”.

Cafagna sottolinea come da sinistra vengano fatte continue obiezioni al metodo Meloni, ma senza che vengano fatte proposte alternative. “E questo è accaduto non solo in campagna elettorale, ma in generale negli ultimi anni”, continua. “Non ti puoi svegliare due mesi prima e parlare di matrimonio egualitario o metterti a girare su un pulmino elettrico, e pensare di essere credibile”.

La sconfitta del centrosinistra, allora, potrebbe essere una battuta di arresto che permette di interrogarsi e ripensare alcune dinamiche. “Nel migliore dei mondi possibili, a partire dal 26 settembre le forze progressiste inizieranno a lavorare a un nuovo modo di gestire il potere: sarà un lavoro lungo, faticoso, ma necessario. In Spagna, paese molto vicino al nostro, esiste già una leadership femminile e femminista. Ora tocca all’Italia. Se gestita con intelligenza, questa fase può aprire una messa in discussione del modello tradizionale”.

Il linguaggio inclusivo in campagna elettorale

Nei mesi precedenti alla caduta del governo, in Italia si era avviato un interessante dibattito sul tema del linguaggio inclusivo, tra la schwa, l’asterisco e l’utilizzo del doppio genere. Alcuni esponenti politici avevano dimostrato di essere più sensibili alla questione, e per primo in Italia il Comune di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, aveva iniziato a usare la schwa nelle comunicazioni ufficiali.

Che fine ha fatto tutto questo in campagna elettorale? “Il Partito Democratico è stato più accorto e ha impostato una campagna in cui il genere non fosse praticamente presente”, spiega Cafagna. “Lo slogan è ‘scegli’, che può rivolgersi contemporaneamente a uomini e donne”.

Invece Fratelli d’Italia ha deciso di usare in maniera netta il genere maschile, con il suo ‘pronti’. “La battaglia sul linguaggio, comunque, procede e non è velleitaria”, dice Cafagna. “Certo, non ha ancora una sua espressione politica perché ci vuole tanto coraggio a portarla avanti. Ma forse è proprio il coraggio ad essere mancato a sinistra in queste elezioni: il coraggio di avanzare proposte dirompenti rispetto ai temi che riguardano le donne e le minoranze in generale”.

Candidate donne e la questione della rappresentatività

La legge elettorale attualmente in vigore, il Rosatellum, garantisce le quote di genere: la norma prevede che nelle liste dei collegi plurinominali i candidati debbano essere collocati secondo un ordine alternato di genere. Alla Camera, inoltre, nel complesso delle candidature presentate dalle liste e coalizioni di liste nei collegi uninominali e dalle liste nei collegi plurinominali, nessuno dei due generi può essere rappresentato, a livello nazionale, in misura superiore al 60 per cento. Al Senato tali norme valgono a livello regionale. Eppure, nonostante questo, le donne spesso ricoprono incarichi meno prestigiosi, tranne Giorgia Meloni, che stando ai sondaggi sarà probabilmente la prima presidente del consiglio donna. “È evidente che nei partiti progressisti qualcosa è andato storto”, commenta Cafagna. “Dire che le donne di destra hanno la strada spianata solo perché sono ancelle del patriarcato è una non risposta al problema. Meloni, Carfagna, Gelmini hanno sicuramente dovuto lottare per arrivare nella posizione in cui sono, anche perché Salvini e Berlusconi certo non vedono di buon occhio Meloni premier. E anche nella sinistra, ci sono donne che stanno combattendo per trovare un loro spazio”.

Dove è avvenuto allora l’inghippo? “Quello che possiamo dire è che finora a sinistra non si è riusciti a trovare la quadra sul tema della rappresentatività delle donne”, conclude Cafagna. “Le uniche che emergono sono quelle che a un certo punto vengono selezionate da un gruppo di uomini. E questo non è più sufficiente”. 

Ma andiamo con ordine. Cosa propongono le principali coalizioni sui diritti delle donne e delle persone Lgbtq+?

Il centrosinistra

Nel programma del PD viene dedicato ampio spazio al superamento delle disparità di genere nel mondo del lavoro. “Per superare gli storici divari di genere che caratterizzano il nostro Paese, vogliamo fare del concetto di parità il motore di politiche pubbliche che sostengono le donne, ne tutelano i diritti e abbattono gli stereotipi”, si legge, una promessa che nel concreto si vuole realizzare attraverso un piano straordinario per l’occupazione femminile, una nuova legge sulla co-genitorialità che introduca totale parità nei congedi di maternità e paternità e un nuovo congedo parentale pienamente paritario. 

Il PD promette poi nuove misure per il contrasto alla violenza di genere e una più capillare tutela della salute femminile, che passa anche dal “pieno riconoscimento dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, garantendo l’applicazione della legge 194/1978 (legge sull’aborto) in ogni sua parte sull’intero territorio nazionale e rafforzando la rete di consultori”. 

Rispetto alle battaglie della comunità Lgbtq+, si legge che queste “sono semplicemente richieste di uguaglianza: sono la voce di milioni di italiane e italiani che rivendicano libertà e autodeterminazione, che vogliono pari dignità”. Sono due le proposte principali avanzate: l’approvazione della legge contro l’omolesbobitransfobia, quel Ddl Zan affossato dal Senato nell’autunno scorso, e l’approvazione dei matrimoni gay, senza però alcuna menzione alle adozioni per le coppie dello stesso sesso, novità che viene invece inserita nel programma di Europa Verde/Sinistra italiana e di +Europa.

Il centrodestra

Fratelli d’Italia si schiera contro il divario retributivo tra uomini e donne e la pink tax, “l’odiosa pratica di applicare prezzi più elevati ai prodotti destinati alle donne”. Immagina misure di sostegno a percorsi di emancipazione dagli stereotipi culturali che vedono la donna in condizione di subalternità, e prevede di aggiornare e rafforzare a legge Codice rosso sulla violenza domestica e di genere. Sull’aborto, si parla genericamente di “garantire piena applicazione della Legge 194 del1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, a partire dalla prevenzione”. 

La Lega annuncia un potenziamento delle misure a favore della maternità e della sinergia tra lavoro e vita familiare, “specialmente per le donne”. I congedi parentali dovranno essere uguali per la madre e per il padre e alle donne si vuole riconoscere un anno di pensionamento anticipato per ogni figlio. Le imprese che assumono donne riceveranno decontribuzioni mentre lo Stato è chiamato a cofinanziare le rette universitarie per le donne che si iscrivono a corsi di laurea Stem. Via la tampon tax, mentre nei tribunali si propone l’istituzione di sezioni specializzate in violenza di genere.

Forza Italia, genericamente, prospetta sgravi fiscali per le aziende che assumono neomamme e donne in età fertile e incentivi all’imprenditoria femminile. Nessun riferimento al diritto all’aborto, mentre si annunciano “misure incisive e urgenti” per contrastare la violenza nei confronti delle donne, senza specificare quali.

Per quanto riguarda i diritti delle minoranze Lgbtq+, il programma di Fratelli d’Italia propone il “contrasto a ogni discriminazione basata sulle scelte sessuali e sentimentali delle persone” e il mantenimento della legge sulle unioni civili. Allo stesso tempo ci si schiera contro le adozioni omogenitoriali e contro ogni forma di maternità surrogata. Fratelli d’Italia non cita neanche il tema, mentre la Lega specifica che “la famiglia è quella composta da una mamma e un papà e non da un “genitore 1 e 2”.

Il Terzo Polo

Azione/Italia viva propongono un’estensione della certificazione di parità di genere per ridurre il gender pay gap, un miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne anche in termini qualitativi, di remunerazione e di ruolo, il sostegno all’imprenditoria femminile soprattutto in ambito innovativo. L’obiettivo è l’implementazione del disegno di legge Family Act, che prevede tra le altre cose un aumento del congedo di paternità, più welfare aziendale e incentivi per le spese di formazione alle donne durante il periodo di maternità e al rientro.

Si parla poi di un aumento dei centri antiviolenza, del rafforzamento del reddito di libertà per le donne in case rifugio, mentre sul tema dell’aborto non ci sono riferimenti. Anche rispetto alla questione Lgbt+, l’unica proposta riguarda l’approvazione di una legge contro l’omotransfobia, in linea con le disposizioni del Ddl Zan.

Il Movimento 5 stelle

Rispetto ai diritti delle donne, il programma del Movimento 5 stelle promette sgravi per l’assunzione delle donne in gravidanza, il rafforzamento del fondo per l’imprenditoria femminile, la proroga dello sgravio contributivo al 100% per l’assunzione di donne disoccupate, la pensione anticipata per le mamme lavoratrici, proroga di opzione donna per l’uscita anticipata dal lavoro, l’equiparazione dei tempi di congedo di paternità e maternità e l’introduzione di misure per un’effettiva parità salariale tra uomini e donne.

Sulla questione Lgbt+, anche qui, come nel programma del PD, ci sono due proposte: la legalizzazione del matrimonio egualitario e l’adozione di una legge contro l’omotransfobia.

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