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Impact 4 Prosperity. La complessità dell’impatto

La complessità dell’impatto”. Questo il titolo del secondo talk del cliclo “Impact 4 Prosperity”. Un modo per immaginare un business un-usual e promuovere una nuova idea di impresa capace di generare prosperità condivisa nel rispetto dei limiti ambientali e sociali.

Cosa significa considerare e mettere in pratica un approccio aziendale sistemico? Cosa significa complessità?

A questo domande hanno risposto gli ospiti di “La complessità dell’impatto”: Gaspare Caliri, socio fondatore di Kilowatt, Martina Muggiri, coordinatrice del programma di accelerazione di SocialFare, e Lorenzo Picco, founder di Vortex, startup innovativa a vocazione sociale

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Gaspare Caliri, Kilowatt


Gaspare Caliri
ha raccontato la struttura societaria di Kilowatt, un “ibrido organizzativo”. Tra le tante attività di Kilowatt c’è l’incubatore Battiti e Serra Madre, un centro di produzione artistica che dovrà essere capace di fare dialogare il mondo delle ricerca e delle imprese grazie allo sguardo dell’arte. “Un sistema complicato è una macchina, un sistema complesso è un organismo dove ad essere importanti sono le relazioni tra le parti”, ha spiegato Caliri, tracciando alcuni punti teorici sul tema.

“Nei processi il feedback è un giudizio collaborativo e ricorsivo: non ci sono relazioni di causa ed effetto ma anelli di azione e retroazione, un feedback cambia non solo chi lo riceve ma anche chi lo dà. Serve uno sguardo sistemico sulla complessità, perché le competenze iperspecializzate e verticali hanno un’obsolescenza ultra veloce. Quel che va allenato e insegnato sono invece le compenteze trasversali. Per questo servono palestre. Così come bisogna allenare l’attenzione, perché è scarsa e ha bisogno di essere indirizzata verso l’impatto. A noi di Kilowatt piace dirci bricoleur, prima si problematiza, si mette in discussione la domanda, poi si trova la risposta. E ogni dettaglio è importante”.

Martina Muggiri, SocialFare

Martina Muggiri di SocialFare ha raccontato il ruolo della società torinese come centro di innovazione sociale. Accelerazione, pre-accelerazione, consulenza e formazione a enti istituzionali, terzo settore, cooperative, e la possibilità di agire su diverse aree dell’impatto. “Ad oggi abbiamo accelerato 80 startup e investito su 20 affinando il nostro modello attraverso la complessità e la metodologia del design sistemico”. Nella progettazione e nella sostenibilità quel che è importante, ha spiegato Muggiri, “è il mindset del designer sistemico. Un buon designer, o progettista, dovrebbe avere una mentalità interdisciplinare, dovrebbe essere una figura capace di mettere assieme diversi pezzi e progettare prodotti, servizi, modelli, che poi riescono a soddisfare requisiti: di compatibilità sociale, ambientale, economica. Il design sistemico da questo punto di vista ci aiuta ad approcciarci alla complessità. Noi non ci focalizziamo mai su una singola parte, ma capiamo le relazioni tra le parti, valorizzando relazioni, eventi, partner di comportamento”.

Simone Piccolo, Vortex

Simone Piccolo ha raccontato l ‘esperienza di Vortex, startup innovativa a vocazione sociale. “Diamo valore a quello che viene scartato nella lavorazione dei prodotti agroalimentari. – ha detto Piccolo – Per fare questo abbiamo creato una startup in grado di fare sostenibilità grazie all’ecosistema che ci siamo creati, partner e fornitori compresi. Solo dopo aver creato questo ecosistema abbiamo fatto la prima prototipazione. Dal nostro punto di vista l’accelerazione è stata fondamentale, perché abbiamo capito l’importanza del team, siamo riusciti a concludere round importanti di investimento, abbiamo abbracciato un’ottica di complessità. Non siamo i migliori su tutto, ma siamo in grado di circondarci di persone eccellenti in quel che fanno e capaci di creare un valore sociale, ambientale e economico. Per noi la sostenibilità economica non può mai andare a discapito di quella sociale e ambientale”.

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