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La Costituzione e l’ambiente

Dall’8 febbraio scorso la Costituzione Italiana è più bella. 

Perché introduce al più alto livello del nostro ordinamento, la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità e degli animali, “anche nell’interesse delle future generazioni”.

La Camera dei deputati ha infatti approvato, in via definitiva con 468 voti a favore, un solo contrario e sei astenuti, il Disegno Di Legge di riforma costituzionale già approvato dal Senato con doppia deliberazione lo scorso novembre. 

L’iter parlamentare del DDL, coerentemente con quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione è pertanto terminato senza la necessità di essere sottoposto a referendum.

Si tratta di un passaggio epocale.

Mai nei 74 anni della nostra Carta si era intervenuti a modificare i principi fondamentali, ovvero uno dei primi 12 articoli della Costituzione.

La riforma interviene infatti sull’art. 9, ma anche sull’art. 41 che si trova nella parte della Costituzione dedicata ai rapporti economici, quasi a voler precisare il nesso stretto tra ambiente e attività economica pubblica e privata.

Indice
La modifiche all’art. 9
La modifiche all’art. 41
La tutela degli animali 
Le future generazioni
Nuovi limiti all’iniziativa economica
Tutti in tribunale
Il protagonismo dei cittadini

La modifiche all’art. 9

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Per quanto riguarda l’art. 9 il cambiamento è dirompente.

Infatti, sebbene la versione originaria dell’art. 9 menzionasse la tutela del paesaggio, non faceva espressamente riferimento alla tutela dell’ambiente.

Questa, nella nostra Carta, viene richiamata giusto nell’art.117 , dove si prevede tra le competenze esclusive dello Stato la “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”.

Di più: la modifica dell’art. 9 ha una portata ben più ampia in quanto fa riferimento puntuale:

  • all’ambiente,
  • all’ecosistema,
  • alla biodiversità.

In questo modo la tutela si estende espressamente a tutte le comunità viventi e all’ambiente fisico in cui insistono.

Con un’attenzione inedita al tema della biodiversità, che ormai molti studi vedono al collasso.

Inoltre il riferimento esplicito all’”interesse delle future generazioni” impreziosisce l’articolo con un riferimento anch’esso inedito, al principio di sostenibilità di lungo periodo.

Infine, ultima novità assoluta per la nostra Carta, viene introdotto il riferimento al benessere degli animali.

In sintesi, il fatto che la modifica abbia interessato un articolo della prima parte della Costituzione dedicata ai principi fondamentali, la eleva a “valore primario costituzionalmente protetto”, come si legge nel Dossier del Senato del 7 febbraio 2022. 

Il risultato finale del nuovo art. 9 è pertanto il seguente (in maiuscolo le novità introdotte) :

<<La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.  TUTELA L’AMBIENTE, LA BIODIVERSITÀ E GLI ECOSISTEMI, ANCHE NELL’INTERESSE DELLE FUTURE GENERAZIONI. LA LEGGE DELLO STATO DISCIPLINA I MODI E LE FORME DI TUTELA DEGLI ANIMALI>>

La modifiche all’art. 41

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Le modifiche apportate all’art. 41 Cost. pur non prevedendo ulteriori commi alla versione originale,  puntualizzano attraverso alcuni “incisi” alcuni limiti (salute e ambiente) imposti all’attività economica. 

Si tratta di un passaggio decisivo in quanto porta nel corpo vivo dell’attività economica alcune “soglie” ineludibili che l’attività economica deve considerare: la salute e l’ambiente evidentemente considerati come beni comuni da tutelare e non come “risorse” esterne a cui attingere pur di alimentare l’attività economica.

Il nuovo art. 41 recita pertanto:

<<L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, ALLA SALUTE, ALL’AMBIENTE. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali E AMBIENTALI>>

La tutela degli animali 

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Il tema della tutela degli animali introdotto nell’art. 9 prevede una riserva di legge e stabilisce pertanto che il legislatore definisca con apposito provvedimento legislativo le forme e i modi per garantire tale tutela. 

La materia, c’è da aspettarsi, si infiammerà nel corso dell’iter legislativo che verrà, in quanto è lì che emergeranno le differenti visioni tra chi vorrebbe limitarsi ai soli animali di affezione e chi vorrebbe intervenire sui temi della caccia e degli allevamenti intensivi.

Al di là degli aspetti puntuali demandati a un apposito provvedimento rimane significativo il riconoscimento della dignità degli animali che dopo secoli di retaggio cartesiano non sono più considerati “res extensa”, ma se ne coglie, in accordo con l’art. 13 del Trattato di funzionamento dell’UE, la natura di esseri senzienti: “l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”. 

Le future generazioni

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Altro passaggio inedito nella nostra Costituzione è il richiamo alla responsabilità verso le future generazioni. Un aspetto, va ricordato, promosso e fortemente voluto dall’Asvis sin dal 2016 con l’allora portavoce e oggi ministro del governo Draghi, Enrico Giovannini.

Si tratta di un passaggio che connette il nostro Paese al concetto di Sviluppo Sostenibile enunciato per la prima volta nel 1987 dal Rapporto Brundtland che non a caso lo definiva come “uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Oggi, perciò, anche il nostro Paese si aggiunge a una folta schiera di nazioni europee che prevedono analogo richiamo in Costituzione: dalla Francia alla Germania, dal Portogallo alla Svezia passando per Malta, Lettonia, Lussemburgo, Polonia.

Il passaggio in costituzione recita ”anche nell’interesse delle future generazioni”. Un “anche” che è tutt’altro che una deminutio delle intenzioni. 

Al contrario si tratta di una congiunzione rafforzativa in quanto dà per scontato l’interesse verso le attuali generazioni, non dandole per perse in partenza, e riportando al qui e ora il tema della sostenibilità, ormai indifferibile. 

Nuovi limiti all’iniziativa economica

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La riforma della Costituzione introduce infine nuovi limiti entro i quali può essere svolta l’iniziativa economica privata che non deve recare danno alla salute e all’ambiente. Si tratta di passaggio che mette in mora quel business as usual che per decenni ha sempre considerato la natura come un serbatoio da cui attingere risorse e in cui riversare rifiuti e la salute come una esternalità negativa di cui in qualche modo occorreva farsene una ragione.  

C’è da dire che l’art. 41 enumerava già alcuni limiti sociali (sicurezza, libertà e dignità umana) a cui  sono anteposti oggi, salute e ambiente, in evidente superiorità gerarchica, conferita dal richiamo esplicito dell’art. 9, che indirizza l’attività economica pubblica e privata a tener conto non solo di finalità sociali ma anche ambientali.

E viene da chiedersi se i tanti disastri ambientali, da Seveso a Marghera passando per l’Ilva, si sarebbero potuti evitare con una Costituzione come quella attuale. 

É quello che vedremo a partire dal trattamento riservato a tante imprese ad alta intensità fossile che godono tutt’oggi di importanti sussidi. 

Climate litigation

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Intanto, prolifera la Climate Litigation. Negli ultimi anni, in tutto il mondo organizzazioni ambientaliste e gruppi di cittadini hanno deciso di portare in tribunale Stati e imprese. 

Per obbligarli ad adottare politiche più stringenti in tema di riduzione delle emissioni di gas serra, che sono la causa principale del riscaldamento globale. 

Anche in Italia, dove il 5 giugno scorso in occasione della giornata mondiale dell’ambiente è stato depositato un atto di citazione contro lo Stato italiano che i promotori hanno denominato Giudizio Universale.

A firmarlo un drappello di 24 associazioni e un gruppo di cittadini tra cui anche il noto climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli.

Si tratta di un’azione legale inedita nel nostro Paese, ma che si somma al migliaio circa di analoghe cause legali intentate in giro per il mondo. 

E arrivano anche i primi pronunciamenti, come quello della Corte Costituzionale tedesca che ha ingiunto al governo federale di specificare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra o la Corte olandese che ha condannato Shell a ridurre del 45% le emissioni di CO2 entro il 2030. 
Per non parlare del greenwashing dilagante che comincia a vedere sentenze come quella  del Tribunale di Gorizia nei confronti dell’azienda Miko o multe come quella di 5 milioni di euro comminata a ENI dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e successivamente confermata dal Tar del Lazio.

Il protagonismo dei cittadini

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Si tratta di tanti piccoli e grandi segnali che fanno di questa riforma costituzionale, non il punto di arrivo, ma probabilmente quello di partenza di una nuova stagione all’insegna del protagonismo dei cittadini. 

Giovani innanzitutto e consapevoli che in materia giuridica sovente il piano de iure non coincida con quello de facto.

Ecco perchè rimane da vedere come tali principi saranno concretamente tutelati, ma soprattutto quanto rafforzeranno quei movimenti dal basso già da tempo impegnati nella tutela ambientale e per i diritti delle future generazioni.

Chiamati oggi a diventare “primi custodi” del nuovo dettato costituzionale.

Infatti, il valore storico della riforma costituzionale appena varata, al di là delle parole inserite nella nostra Carta, sta nell’aver dato espressione all’esperienza di un parte importante della nostra società. 

Nell’averlo inventato (da in-venire) ovvero etimologicamente trovato e ricavato nell’esperienza vissuta da migliaia di attivisti. 

Del resto come ha detto nel 2018 l’attuale Ministro della Giustizia Marta Cartabia “Il testo giuridico è in continuo dialogo con la realtà sociale e da lì attinge la sua forza” (minuto 7,05).

Per questo è fondamentale che l’efficacia di questi nuovi principi costituzionali possano nutrirsi del radicamento nella vita sociale. 

E non diventare lettera morta.

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