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Overshoot Day 2022: quello dell’Italia è il 15 maggio

L’Overshoot day in Italia quest’anno cade il 15 maggio: da quel giorno in poi il Belpaese sarà in debito con le risorse naturali di cui dispone.

Mayday Mayday. L’astronave terra è in avaria. 

Ce lo ricorda ogni anno Il Global Footprint Network (Gfn)  un’organizzazione internazionale per lo sviluppo sostenibile che aiuta il mondo a gestire meglio le proprie risorse naturali e a rispondere ai cambiamenti climatici.

Con il suo Earth Overshoot Day il Gfn fissa in un giorno preciso la misura del nostro indebitamento con la Terra.

Il giorno in cui la domanda dell’umanità di risorse e servizi ecologici, supera quella che la Terra può rigenerare nel corso dell’anno

Si tratta di un calcolo che ruota attorno a due concetti chiave: la biocapacità e l’impronta ecologica che sono, per dirla con gergo finanziario  “le entrate” e “le uscite” del nostro stare al mondo.

La biocapacità del pianeta è infatti la quantità di risorse ecologiche che la Terra è in grado di generare e rendere disponibili in un anno, mentre l’impronta ecologica è la domanda di risorse naturali che l’umanità preleva dall’ambiente nello stesso arco temporale. 

Sebbene il calcolo si avvalga di una complessa metodologia e di numerosi indicatori in continuo aggiornamento, possiamo dire che l’Earth Overshoot Day si calcola dividendo la biocapacità del pianeta per l’impronta ecologica dell’umanità e moltiplicando per 365, il numero di giorni in un anno. 

Lo scorso anno come pianeta siamo entrati in ecological overshoot il 29 luglio e quasi sicuramente non faremo meglio quest’anno. In ogni caso lo sapremo il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, scelta dal Gfn per annunciare ogni anno la data di sforamento.

Ma quando è iniziata questa nostra vita a debito?

Vivere sopra le proprie possibilità

Sicuramente la rivoluzione industriale, alla fine del diciassettesimo secolo, ha segnato l’inizio del sovrasfruttamento di risorse. Ma la Terra è grande (sebbene non infinita).

Pertanto, pur a fronte di un incremento delle risorse ecologiche richieste dalla parte più industrializzata del mondo, la capacità biologica della Terra per molti anni è riuscita a compensare. 

Che, detto in altri termini, vuol dire che il “debito” di alcuni Paesi è stato per lunghi anni compensato da un “credito” maturato da Paesi più virtuosi o semplicemente meno sviluppati.

Il nostro debito col pianeta ha origine nei primi anni ‘70 quando ha cominciato a non bastarci più una sola terra. 

E da  quel momento è stato sempre peggio. 

Con perdita colossale di grandi aree forestali e di biodiversità, con la penuria crescente di acqua dolce e con l’acclarata incapacità di contenere le emissioni climalteranti entro i limiti di assorbimento della terra.

Il risultato è che ai giorni nostri l’umanità nel suo complesso avrebbe bisogno di 1,7 Terre.

L’overshoot dell’Italia

Se dal piano globale ci spostiamo su quello delle singole nazioni l’allarme si fa ancora più preoccupante. 

Tra i paesi industrializzati, i peggiori Overshoot day 2022 sono quelli di Lussemburgo e Qatar che bruciano le risorse del pianeta di loro pertinenza, già in Febbraio.


Ma a destare più preoccupazione sono Paesi di ben altra dimensione e impatto come il Canada e gli Stati Uniti, che sforano entrambi il 13 marzo. 

Seguono Germania, Francia e Gran Bretagna che cadono rispettivamente il 4, il 5 e il 19 maggio seguiti dalla Cina il 2 giugno. 

Anche l’Italia è in questo gruppo “di testa”.

Il suo overshoot nel 2022 cade il 15 maggio e questo vuol dire che al Belpaese servirebbero 2,7 Terre per sostenere gli attuali consumi e stili di vita degli italiani.

Si tratta di un dato che misura l’insostenibilità delle nostre “uscite” e che preoccupa particolarmente in quanto abbiamo “entrate” che sono la metà della media mondiale

Infatti, mentre la biocapacità globale e fissata dal Gfn in 1.6 ettari di superficie terrestre procapite, per la nostra penisola diventa 0,8 ettari.

Una biocapacità bassa e destinata a peggiorare vista la nostra collocazione geografica nel cuore del Mediterraneo, un’area a forte rischio desertificazione.

Move the date

Che fare allora per muovere la data dell’Overshoot verso la fine dell’anno?

Il Global Footpirint ha individuato cinque aree chiave su cui è necessario intervenire: 

  • Pianeta per aiutare la natura a prosperare; 
  • Città per progettarle e gestirle meglio;
  • Energia per muoversi verso le rinnovabili;
  • Cibo per alimentarci meglio;
  • Popolazione per dare potere alle donne e rendere possibile una pianificazione familiare sicura e conveniente.

Ma soprattutto ha mappato un centinaio di buone pratiche per “spostare la data”.

L’elenco di soluzioni che abbiamo messo insieme ricalca un contesto complesso e interconnesso” dice Alessandro Galli senior scientist del Global Footprint Network. Per Galli “non esiste una soluzione che risolve tutto, ma un mosaico di soluzioni che applicate insieme e su larga scala – dall’alimentazione all’elettrificazione della mobilità, passando per il redesign delle città –  potrebbero posticipare l’overshoot day alla fine dell’anno”. 

Si potrebbe cominciarei col migliorare il nostro rapporto col cibo visto che metà della biocapacità della terra viene utilizzata per nutrirci. 

Solo col cibo potremmo spostare l’Earth Overshoot Day di 32 giorni, continua Galli, dimezzando gli sprechi alimentari (13 giorni), riducendo il consumo di carne del 50%  (17 giorni)  e mangiando cibo locale, stagionale e biologico (2 giorni)”.

C’è tanto da fare per raccogliere l’SOS del pianeta.

Ma prima di ogni azione serve consapevolezza. Ecco perché il primo passo è misurare la nostra personale impronta ecologica.

Con il calcolatore del Gfn per capire se, con il nostro stile di vita, ci basta un solo pianeta. 

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