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Effetto Farfalla. Perché la supply chain sta andando in tilt

«Può il battito delle ali di una farfalla in Brasile scatenare un tornado in Texas?» 

Erano gli anni ‘70 quando Edward Lorenz, forse il più famoso meteorologo e padre della teoria del caos, coniò questa suggestiva espressione per spiegare che anche minuscoli fatti possono provocare enormi impatti a distanza.

Oggi un minuscolo virus sta confermando la sua teoria del caos. 
Nella supply chain innanzitutto. La catena di fornitura globale. 

Un universo complesso e connesso dove le variabili sono talmente tante che governarle diventa un rompicapo. 

Perché richiede competenze plurime: innanzitutto matematica, fisica, informatica e oggi anche analisi predittive basate sulla gigantesca mole di dati legati all’evoluzione della pandemia nel mondo. 

Oggi le imprese, a ogni latitudine e a geometrie variabili, hanno due problemi: di ritardo negli approvvigionamenti e di costi.

E le conseguenze riguardano tutti.

Micro componenti cercasi

Nel primo caso si tratta di scarsità di componentistica varia, sempre più difficile da reperire. Men che meno tra le scorte di magazzino: un fattore di costo tagliato da tempo dalle aziende invaghite dal just in time.

Il problema parte micro per diventare macro. Da minuscoli componenti tecnologici che ormai sono commodities nel nostro mondo a trazione digitale, alla stessa stregua del frumento, del mais, il cotone, l’acciaio, il gas.

Prendiamo i PLC, dispositivi usati per il controllo della produzione industriale e che stanno inceppando i processi di automazione dell’industria planetaria.

Fino a ieri erano reperibili in qualche settimana. Oggi si parla di 5 mesi. 

Se non si incista qualche altra variabile: la chiusura di uno scalo o di un porto, un improvviso focolaio covid o un lockdown…

Che aggiungono ai ritardi della produzione quello dei trasferimenti.

Poi ci sono i microchip. 

La loro scarsità ormai sta ridisegnando al ribasso i piani produttivi di molte case automobilistiche. Si stima che l’industria dell’auto produrrà quest’anno oltre 7 milioni di veicoli in meno del previsto. Da Toyota a Wolksvagen i tagli sono nell’ordine delle centinaia di migliaia. Al mese.

Un 10% circa di domanda che non si riuscirà a soddisfare.

Per non dire di quelle auto che diventano “semilavorati” parcheggiati in attesa di essere ultimate. 

Capitale congelato, che riduce liquidità e possibilità di investimenti.

Perché senza semiconduttori si ferma tutto.  Visto che è un componente fondamentale in quello che Cosimo Accoto ha definito “l’impero dei sensori”: mouse, orologi, tv, videocamere, wi-fi, cellulari, microfoni…

E anche airbag.

Ché per farli servono microsensori come i Mems (Micro Electro-Mechanical Systems). Capaci di “sentire” lo schianto che fa scattare la protezione.

Il consumatore deluso

Questo lato produzione. Sul versante dei consumi gli impatti si fanno sentire, non solo sulla disponibilità di chi vuole acquistare il nuovo, ma anche, se guardiamo al settore auto, su chi aveva scommesso sul noleggio a lungo termine e sul cambio auto compreso nel prezzo.

Il risultato è tempi di consegna fuori controllo. 

E per le concessionarie, necessità di tenere agganciato il consumatore deluso. Che potrebbe cercare risposte altrove. 

Perché, si sa, l’automobilista è impaziente. 

E può anche riversarsi sul mercato dell’usato. Interrompendo la narrazione “green” (spesso washing)  del settore automotive: come se auto e ambiente non fossero un ossimoro della contemporaneità. 

Ma anche qui sorpresa: cresce la domanda di usato? 

Allora crescono i prezzi. É il mercato, bellezza!

Tutto questo mentre ci avviciniamo a Natale dove in tanti cercano gran parte del fatturato annuo. Per trasformare in nero, i conti in rosso. 

Cominciando col Black Friday planetario che lancia la volata allo shopping natalizio. 

Che quest’anno rischia di dare altri dispiaceri al consumatore, abituato ormai a comprare con un clic.

Lo teme anche il presidente degli USA Biden che non vorrebbe passare per il presidente dei doni mancati sotto l’albero di Natale

E pur di sferzare la catena di rifornimento del Paese annuncia turni di lavoro h24 nel porto di Los Angeles dove arriva il 40% delle merci. 

Nella speranza che la Supply Chain globale non si trasformi in “Chain without supply”: Catena. Senza rifornimento.


Change-Makers è il magazine digitale che racconta idee, storie, protagonisti del cambiamento. Scriviamo di cooperazione e innovazione sociale, ambientale, economica, digitale, organizzativa, etica e filosofica.

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