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Vi prego, basta sostenibilità. É insostenibile questo continuo parlare di sostenibilità.

Non se ne può più di tanta sostenibilità sbandierata ai 4 venti. 

Ovunque ti giri, tutti a dirci di quanto sono sostenibili i loro prodotti, i loro processi, le loro intenzioni. 

Oggi, sono talmente tanti quelli sostenibili, che gli insostenibili sembrano scomparsi. Evaporati.

Il fatto è che “la società capitalista, fa poi anche delle gran truffe, perché ormai in qualsiasi prodotto che mangiate c’è scritto che è stato elaborato con le energie pulite ecc.

Allora ne dovremmo produrre il 90% di pulita, no?

C’è proprio questa incoscienza di giocare con l’illusione della gente.

E guardate che questo è gravissimo perché dà il senso a noi che in fondo l’obiettivo lo abbiamo già raggiunto, no?” 

QUIZ

Chi ha detto queste parole? Un vetero marxista? Un novello anticapitalista? Un ecologista radicale? Provate a indovinare e poi confrontate la soluzione in fondo a queste righe.

Non so voi, ma io ho l’impressione che ci sia sovrapproduzione di sostenibilità.

Ostentazione: la troviamo sui giornali, nei siti che vogliono acchiappare qualche click in più per proporci magari le brioche con il packaging sostenibile o l’auto nuova: sostenibile pure quella. 

Oppure l’alta moda ecosostenibile, che è una specie di superlativo di sostenibile. Condita con un po’ di etica, di benessere animale e che guarda agli aspetti sociali della produzione. 

Che inneggia all’economia circolare, perché ricicla qualche scampolo d’abito o filamento di plastica, per rivenderci l’assemblaggio, a prezzi accessibili a pochi nababbi.

Il problema di tanta sostenibilità raccontata è che produce un effetto rassicurante. Ci dà l’impressione che il mondo stia voltando pagina. Quando invece è tutt’altro che così. Basta vedere la curva di Keeling.

In questo panorama ad alta concentrazione di “filo-sostenibili”, che poi sono in gran parte greenwasher, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera però mica decresce.

Anzi, cresce e ricresce con la “ripartenza”, dimostrando che crescita e emissioni di CO2 sono legati a doppio filo. E dire questa ovvietà non vuol significa fare l’elogio della decrescita e sentirsi ripetere la solita battuta che la decrescita è sempre infelice.

Vuol dire avere coscienza del limite e che anche la agognata Crescita Verde non risolverà il problema perché una “Crescita Verde”, in un mondo finito, semplicemente non può esistere, come ci ricorda Luca Mercalli, su Micromega.
Quello che ci serve è una nuova narrazione di crescita senza crescita.

Di crescita qualitativa e non quantitativa, che ci faccia uscire dal circolo infernale di produzione e consumo basato sull’accumulazione di beni materiali.

SOLUZIONE AL QUIZ

ll testo virgolettato è di Romano Prodi. È stato proferito dal professore in occasione di un intervento pubblico svoltosi a Bologna il 17 settembre scorso, in occasione del festival della rivista Pandora. Qui sotto le parole di Prodi estratte dalla registrazione dell’incontro dove sono intervenuti anche la prof.ssa Valeria Termini e il ministro Enrico Giovannini. 

Un incontro che potete rivedere per intero qui.

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