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Un’ultima cosa Padre

Alla fine ripensandoci, non ti porto rancore.

E ti sono grato per il labirinto in cui mi hai cacciato e per quel volo libero che hai propiziato.

Perché mi ha costretto a provarci. E questo mi ha reso più forte

Ho ancora i segni delle cinture sulle mie braccia lì dove hai avvinghiato le ali dei miei desideri.

Sai padre? Forte così non lo sono mai stato. 

Parlo di quei minuti decisivi in cui mi sono allontanato da te in cielo. 

Icaro -Matisse

L’attimo più bello della mia vita!

Quello in cui ho DECISO di allontanarmi da te e di ignorare le tue parole. 

Perché sapevo di dover cercare le mie

Lo ricordo come fosse adesso.

Mentre il mio corpo vibrava verso un mondo infinito, smettevo di tremare nel mondo finito.

Ero come una falena: attratto da quella sorgente di luce accecante. 

Assalto al cielo

Come rapito. Grazie a quel gesto mai fatto, ho realizzato così il mio “assalto a cielo”. 

E mentre salivo verso il sole, non avevo più controllo di me.

La mia mente era puro flusso. Stato di trance. 

Vuota, e per questo pronta ad accogliere ogni cosa del passato e del futuro. 

E così ho visto Prometeo donare il fuoco agli uomini e Cassandra disperarsi per le sue profezie mai credute.

E poi Julia Hill abbracciata per due anni ai rami della sua sequoia da salvare;

e Rosa Parks seduta su quell’autobus e rifiutare di cedere il suo posto a un bianco;

e poi i tanti Bartleby decisi fino in fondo a dire “Preferirei di no!”.

E così, per la prima volta, ho avvertito quella sapienza (che tu chiameresti sophia, mania, follia) che ci fa confondere lo straordinario e l’impossibile. 

Che ci fa andare oltre quell’ordinario che secca la conoscenza perché non si disseta dall’ignoranza.

Ecco padre, il guaio tuo e di tanti padri, è che avete smesso di dissetare l’ignoranza.

Avete recintato le vostre possibilità dentro il confine stretto della vostra presunzione, smettendo di pensare a un futuro possibile oltre il vosto perimetro angusto

Ed è per questo, soprattutto per questo che, se non fossi morto in quel lembo di mare Egeo dove precipitai per colpa tua, avrei passato la vita intera a cercarti. 

E ascoltare le tue scuse per i catastrofici errori che hai scaricato su di me.

Affinché fossi io a pagarli. 

Sì, padre, adesso sono pronto ad ascoltare senza rancore il tuo Miserere!

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