fbpx

Tassonomia verde: 8 domande e risposte per capire cos’è e come funziona

Una guida per determinare quali attività economiche e finanziarie possono essere classificate come “sostenibili”, per incentivare gli investimenti nei settori più green e attenti all’ambiente. 

È la tassonomia verde, “Eu taxonomy for sustainable activies”, inquadrata all’interno del Green Deal europeo, la strategia che l’Europa si è data per arrivare a una società a zero impatto climatico entro il 2050. 

Una sfida che necessita non solo di fondi pubblici (come quelli del Next Generation Eu), ma anche privati. Ecco a cosa serve la tassonomia: a dire agli investitori cosa sia green e cosa no. E capire dove indirizzare i propri capitali.

L’argomento è complesso: a inizio luglio è arrivato l’ok del Parlamento europeo a inserire tra le fonti green anche il gas e il metano, scatenando un forte dibattito.

Per fare un po’ di ordine, ecco 8 domande (e risposte) per orientarsi sulla tassonomia verde.

1) Come funziona la tassonomia verde?

La tassonomia nasce come sistema di classificazione per fornire chiarezza al mondo finanziario su quali attività economiche siano sostenibili. 

Funzionerà attraverso una serie di criteri basati su sei obiettivi ambientali: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento al cambiamento climatico, uso sostenibile dell’acqua e delle fonti marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento e protezione e ripristino della biodiversità degli ecosistemi. 

Per rientrare nella tassonomia, un’attività economica dovrà dimostrare di dare un sostanziale contributo al almeno uno di questi sei obiettivi e, nello stesso momento, di non avere un impatto negativo sui restanti cinque. 

2) Su quali settori si concentra la tassonomia?

La tassonomia si concentra soprattutto su alcuni macro-settori economici che contribuiscono maggiormente alle emissioni di Co2, quindi su quelli che, se sottoposti a regolamentazione, potrebbero portare a una più evidente riduzione delle emissioni.

In particolare, il focus è su agricoltura, pesca, silvicoltura, manifattura, elettricità, gas, riscaldamento, logistica e trasporti, costruzioni e immobiliare.

3) Qual è stato l’iter che ha introdotto la tassonomia?

Tutto ha inizio nel 2018, quando la Commissione europea prepara un Piano d’azione per la finanza sostenibile e istituisce il Technical Expert Group (Teg), un gruppo di esperti incaricati di delineare le caratteristiche del futuro regolamento sulla tassonomia. 

Il Teg nel giugno 2019 pubblica il suo rapporto tecnico, contenente raccomandazioni sulla struttura della tassonomia e una lista delle attività economiche green. Per quanto riguarda l’energia nucleare, il Teg ritiene complesso valutarne gli effetti, e così demanda ad altri esperti.

Arriva il 2020: con il regolamento 852 la tassonomia viene ufficialmente introdotta. Nel frattempo, la discussione su quali tecnologie includere, oltre alle energie rinnovabili, entra nel vivo. 

Sul tema dell’inclusione del nucleare, la Commissione europea chiede al Joint Research Centre (Jrc) e allo Scientific Committee on Health, Environment and Emerging Risks (Scheer) un parere più approfondito. Nel marzo 2021 il Jrc dà un parere positivo riguardo all’inclusione del nucleare, tuttavia lo Scheer, nel giugno 2021, evidenzia delle criticità nel rapporto del Jrc, mettendone in dubbio le conclusioni.

Tra il 2021 e il 2022 la Commissione europea introduce la lista delle tecnologie considerate verdi: include nella tassonomia anche il nucleare e il gas naturale, stabilendo condizioni rigorose per la loro ammissione. 

Lo scorso maggio, un gruppo di europarlamentari guidati dall’ecologista Bas Eickhout deposita una risoluzione per bloccare nucleare e gas. Ma il 6 luglio la risoluzione viene bocciata.

4) Cosa significa che il gas e il nucleare sono green?

Il gas e il nucleare sono di fatto entrati nella lista degli investimenti sostenibili secondo l’Unione Europea: sarebbero quindi da considerarsi produzioni compatibili con la sostenibilità nella fase di transizione all’energia completamente pulita.

I nuovi impianti a gas e nucleare potranno quindi ricevere finanziamenti da parte degli investitori, anche se per un periodo di tempo limitato e solo quando tali impianti sostituiscono le centrali a carbone.

Di conseguenza, molti investitori che scelgono di investire in un pacchetto “verde” potrebbero avere i loro risparmi investiti in queste tecnologie anche a loro insaputa.

5) Quali sono le criticità di gas e nucleare?

Secondo molti gruppi ambientalisti, come Greenpeace e Legambiente, il nucleare va escluso in quanto non rispetta i criteri relativi al principio sul non arrecare danni significativi all’ambiente, in particolare per quanto riguarda la gestione e lo smaltimento delle scorie radioattive. 

L’esclusione del gas fossile, invece, è motivata dal fatto che gli impianti a gas per poter fornire un contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici, come richiesto dal regolamento, devono emettere meno di 100 gr CO2e/kWh, mentre gli impianti più efficienti a disposizione oggi emettono non meno di 316 gr CO2e/kWh.

“Il fatto che a livello europeo si definisca il combustibile fossile come verde crea confusione nei privati cittadini”, spiega Francesca Bellisai, analista politiche europee di Ecco – The Italian Climate Change Think Tank. “ È un problema di narrazione, che legittima investimenti in fonti di energia che non sono verdi. Se non si fa una distinzione chiara tra cosa è green e cosa no, si crea un immaginario sbagliato nell’opinione pubblica”.

6) Gas e nucleare toglieranno fondi ad altri settori?

La risposta semplice è: sì. La tassonomia dà un’indicazione chiara per i grossi fondi di investimento: ora molti capitali verranno diretti sia in Francia, per il rilancio del nucleare, sia in Germania e Polonia, per l’uscita dal carbone e verso il gas. I settori delle rinnovabili e dell’efficientamento energetico verranno in parte penalizzati da questo.

“Per fronteggiare l’emergenza climatica in corso”, commenta Legambiente, “le risorse finanziarie andrebbero investite non solo in rinnovabili ed efficienza energetica, ma anche in tutte quelle infrastrutture ambientali necessarie a difendere i nostri territori dai sempre più preoccupanti impatti climatici che rischiano di mettere in ginocchio molte attività economiche e minare la coesione sociale delle comunità in cui operano”.

7) Quali saranno le ripercussioni per l’Italia?

Il nostro paese trarrà poco beneficio da questa nuova norma europea. Gli investimenti sulle rinnovabili saranno inferiori rispetto a quelli che sarebbero arrivati se il gas e il nucleare non fossero stati inclusi nella tassonomia: questo perché nel nostro Paese non esiste un programma nucleare e il nostro sistema energetico prevede investimenti modesti nel settore gas.

“Oggi abbiamo perso un’occasione chiave”, afferma Davide Panzeri, responsabile del programma Europa del think tank Ecco. “Una tassonomia senza gas e nucleare avrebbe accelerato l’abbattimento delle emissioni climalteranti e favorito la competitività del nostro comparto industriale, composto in buona parte da piccole e medie imprese. Il rischio ora è che i fondi privati, fondamentali per favorire la transizione verde, vengano fagocitati da grandi gruppi industriali per sostenere il piano di rilancio del nucleare di Macron e lo sviluppo dell’infrastruttura gas tedesca”.

8) Si può ancora eliminare il gas e il nucleare dalla tassonomia, o è troppo tardi?

La partita è ancora aperta. I governi di Austria e Lussemburgo hanno già annunciato la loro volontà di ricorrere contro la proposta della Commissione alla Corte di Giustizia.

Greenpeace vuole intraprendere un’azione legale contro la Commissione europea, ma prima presenterà una richiesta formale di revisione interna. In caso di esito negativo, la ong porterà la causa alla Corte di Giustizia europea.

“Le vergognose trattative interne alla Commissione europea influenzate dalle lobby dei combustibili fossili e del nucleare non basteranno”, dice Greenpeace. “Siamo fiduciosi che i tribunali annulleranno questo tentativo di greenwashing sostenuto dalla politica, in quanto si tratta di una chiara violazione delle leggi dell’Unione europea”.

Change-Makers è il magazine digitale che racconta idee, storie, protagonisti del cambiamento. Scriviamo di cooperazione e innovazione sociale, ambientale, economica, digitale, organizzativa, etica e filosofica.
Se vuoi restare in contatto con noi iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Cerca nel sito