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“Poiché la cooperazione umana su vasta scala si basa su miti, il modo in cui gli individui cooperano può venire alterato attraverso un avvicendamento dei miti – cioè raccontando storie differenti. In circostanze favorevoli i miti possono cambiare rapidamente.”
Yuval Noah Harari Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell'umanità. 

C’era una volta, ieri, oggi o domani…

Ci sono storie che non possiamo più permetterci di far iniziare con un semplice “C’era una volta”. Per completare la nostra rivoluzione cognitiva, iniziata secondo Harari 70.000 anni fa, dobbiamo fare un ulteriore salto evolutivo.

Sarebbe già una gran cosa se cominciassimo a riscrivere le storie iniziando con “C’era una volta, ieri, oggi o domani…”. Proviamo.

C’era una volta, ieri, oggi o domani a Creta, un toro bianco bellissimo che Poseidone aveva donato a Minosse, il re dell’isola, affinché lo immolasse in suo onore.

Ma Minosse non fece quel sacrificio e il toro si salvò. Almeno fino a quando Ercole non si decise a prenderlo per le corna, per risolvere così la sua settima fatica. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo al re di Creta.  Anziché sacrificare il toro, Minosse lo mette a disposizione delle sue mandrie, per il reciproco sollazzo. 

Allora Poseidone s’incazza e, per punire Minosse, fa innamorare del toro sua moglie Pasifae. Questa si accoppia con l’animale, grazie a un esoscheletro dalle sembianze di vacca, che mio padre Dedalo realizza per la regina. 

Dall’unione nasce il Minotauro, un essere per metà uomo e metà toro, che Minosse fa rinchiudere nel labirinto costruito anch’esso da mio padre. 

Labirinto in cui poi Minosse qualche tempo dopo, per ironia della sorte, confina proprio il suo creatore: mio padre Dedalo, e me con lui. 

Perché? Per colpa di Teseo. 

Quando il bel giovane si mette in testa di ammazzare il minotauro rinchiuso nel labirinto, succede che Arianna figlia del re, e follemente innamorata di lui, per aiutarlo a uscire dal labirinto che fa? Segue la tradizione familiare e chiede aiuto a mio padre, il  mister Wolf  di questa Pulp Fiction ante litteram.

Dedalo allora le dà un gomitolo. 

Con quel gomitolo Teseo esce dal Labirinto e si porta via Arianna che poi pianterà in (N)asso. E Minosse, che non può prendersela con sua figlia, se la prende con mio padre e con me.

E ci sbatte, come dicevo prima, nel Labirinto. 

Il resto è storia. Pardon, mitologia. E morte. La mia.

Minotauromachia

Ma la mitologia non è solo roba del tempo mio. Continua ancora, con voi umani.

Quando Pablo Picasso realizza nel 1935 Minotauromachia vede già, come solo gli artisti riescono a fare, l’orrore in cui sta per piombare il mondo. 

Anche il destino di Picasso, come il mio, è legato a un toro. O meglio, a un Minotauro.

“Se si segnassero su un foglio tutti i punti per i quali sono passato e li si unisse con un tratto, forse si otterrebbe un Minotauro” disse Picasso una decina d’anni prima di morire.

Qualche anno dopo Minotauromachia, Picasso rivisita la sua ossessione con la Testa di toro che l’artista realizza nella primavera del 1942. Lo fa mettendo assieme in modo apparentemente semplice un sellino e un manubrio di bicicletta. 

A differenza dei ready-made, introdotti nell’arte da Duchamp, qui abbiamo a che fare con un composizione voluta: “Io metto nei miei quadri tutto ciò che mi piace” diceva sovente l’artista spagnolo. E a Picasso piaceva il toro.

Pablo Picasso, Tête de taureau 1942

Nato e cresciuto nella terra della tauromachia, Picasso è con quell’immaginario che fa i conti per tutta la vita. 

Oggi servirebbe forse un remake di quell’opera aggiungendo un elemento ulteriore alla Testa di toro: un paio di pedali di bicicletta, per farli diventare orecchie_di_un_toro_che_ascolta.  

In questo modo, attraverso i tre punti d’appoggio di ogni ciclista in bicicletta (pedali, sella e manubrio) si restituirebbe un senso più contemporaneo alla Testa di toro.

Per provare a cambiare il mito e traghettarlo nel nostro secolo dove la corrida si è spostata dalle arene alle strade.

Oggi la mattanza è nelle strade e fa nel mondo 1,3 milioni di morti all’anno. 

Esseri umani. Perlopiù deboli e vulnerabili: bambini, anziani, pedoni e ciclisti.  Sacrifici che ipocritamente vi ostinate a chiamare “incidenti”.

Come se fosse una fatalità ineluttabile: un rito sacrificale che affonda le sue radici in un passato ancestrale. Come quello mio.

La tauromachia contemporanea

Io che sono di un altro mondo e di un altro tempo, vi vedo così: una civiltà con un rito sacrificale che non preserva sé stessa, ma che si prodiga di generare il proprio predatore. L’automobile.

Una strana civiltà che da tempo e senza sosta organizza il suo stesso sterminio. 

E lo fa con insana sistematicità, elevando l’automobile a indicatore di prosperità, di status e riconoscimento sociale.

Nessuna specie vivente si è così prodigata verso il proprio predatore con sì tanto entusiasmo e dedizione. 

E sareste voi la specie più intelligente del creato?  In pratiche autolesionistiche sicuramente.

Il toro e la ragazza senza paura

Ancora. 

C’è un Toro davanti alla borsa di Wall street, altro teatro di numerose mattanze. É un’enorme scultura di bronzo realizzata da Arturo Di Modica e piazzata lì nel 1989.

Il toro nel gergo finanziario vuol dire “borsa in rialzo”, al contrario dell’orso che indica i periodi di ribasso. 

Quel toro è simbolo di forza e potenza a cui qualcuno ha contrapposto qualche anno dopo “la ragazza senza paura”.

Kristen Visbal – Fearless Girl Statue New York City Wall Street Foto: Anthony Quintano

Una scultura pure questa in bronzo, realizzata da Kristen Visbal e piazzata di fronte al toro il 7 marzo 2017, in previsione della Giornata internazionale della donna del giorno successivo.

Come vedete ci sono tanti modi per riscrivere un mito.

E se sei un genio come Maurizio Cattelan,  ti basta anche solo un dito.

Maurizio Cattelan – L.O.V.E. 2010 – Borsa di Milano – Piazza degli affari

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