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Stiamo vivendo Strani giorni avrebbe detto Battiato.

Giorni tremendi e fuori dall’ordinario. 

Di quelli che non capita a molte generazioni di vivere.  Che culo!

É come se fossimo nel pieno di un lavacro mondiale dove quello che ormai tutti chiamano “nemico invisibile”, era invece visibile da tempo: dall’aviaria, alla peste suina fino a Ebola e la Sars del 2002. 

Non a caso Nassim Taleb che sul Cigno nero ci ha scritto un libro intero, ha detto che Covid 19 non è affatto un cigno nero. 

Pensa che lo aveva previsto persino Bill Gates, l’uomo che ci ha fatto penare per anni col suo sistema operativo pandemico. Ca va sans dire.

Oggi ci ritroviamo – è quello che accade a me almeno –  a vivere tra il desiderio che “passi la nottata” e la prospettiva dell’abisso. E intanto si brucia energia vitale.

Buona energia: quella che dobbiamo distillare e incanalare per trasformare il disastro in opportunità.

C’è chi lo pensa e chi lo dice anche per farsi coraggio: “quando la guerra  sarà finita guarderemo le macerie e ricostruiremo”. Ripartiremo. 

Ok, ma per andare dove? 

E c’è anche qualcuno che comincia a parlare di “paradigma nuovo” e di economie diverse: Economia della ciambella o Economia del benessere

Gente che, dopo il disastro, in fondo, non ha voglia di tornare alla “normalità”.  

Tra le varie immagini viste da quando è partita la pandemia, una in particolare mi ha colpito.

É stata scattata in Cile dove su un palazzo hanno scritto:

“No volveremos a la normalidad porque la normalidad era el problema” –

tradotto “Non torneremo alla normalità, perché era la normalità il problema”.

E allora mi chiedo, in punta di piedi, perchè io mica volo, a malapena svolazzo:

ma davvero rivogliamo la normalità del massaggio ultraliberista degli ultimi 40 anni? 

Quello della crescita infinita e della balla che tanto poi i vantaggi ricadono su tutti? 

I più giovani non mi sembrano pensarla così. Che siano “figli” di Greta o di Francesco, sanno che non c’è un Pianeta B.

É vero che anche 20 anni fa altri giovani riempivano le piazze al grido “Un mondo diverso è possibile!”. Furono massacrati.

Oggi non so se un altro mondo è possibile, so che è necessario. E che non si può non provare!

E che diamine! Vogliamo che la Terra diventi la bad company di Elon Musk quando lui (speriamo presto) deciderà di togliersi dagli zebedei e andarsene su Marte?

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