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La buona energia della bicicletta

Il riscaldamento globale è a geometrie variabili. 

Le temperature non stanno aumentando allo stesso ritmo in tutti gli angoli del mondo. Ad esempio le aree terrestri si stanno riscaldando più velocemente rispetto agli oceani. 

Ma il vero valore anomalo e fuori controllo arriva dall’Artico, che si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media globale.

E non da adesso, ma da qualche decennio.

Gli esperti la chiamano amplificazione polare

È quel fenomeno che misura nelle regioni polari un aumento della temperatura molto più elevato rispetto a quello rilevato ad altre latitudini. 

Mentre la superficie terrestre nel suo insieme si è riscaldata di circa 1.2°C a partire  dalla rivoluzione industriale, ai poli del pianeta siamo ormai oltre i 2°. 

Cose risapute da tempo, ma confermate dal primo giro del mondo artico in bicicletta realizzato dall’ultracyclist Omar Di Felice e conclusosi qualche giorno fa. 

Si tratta della prima impresa in bicicletta del genere. É infatti la prima volta che un ciclista attraversa il circolo polare lungo le sue tre linee di confine: dalla Kamchatka (Russia) da cui è partito il 2 febbraio, Omar Di Felice ha affrontato i vari percorsi che si sono snodati toccando tutte le nazioni all’interno del circolo polare artico.

Dall’estremità orientale del Pianeta in territorio russo per poi proseguire da Murmansk (Russia) a Tromsø (Norvegia) fino a  passare all’esplorazione delle Isole Svalbard e poi Lapponia, Groenlandia e Islanda prima dell’approdo finale nelle regioni artiche del nord America dove ha pedalato tra Whitehorse (regione dello Yukon, Canada) per raggiungere la linea del circolo polare artico in Alaska (Stati Uniti d’America), lungo la Dalton Highway.

Al di là dell’aspetto sportivo e avventuroso dell’impresa va sottolineato l’aspetto divulgativo e di sensibilizzazione sul tema del riscaldamento globale che questa azione ha promosso.

Bike to 1.5°C

Realizzato in collaborazione con l’associazione Italian Climate Network (ICN), il primo Giro del mondo artico è stato il secondo capitolo del progetto “Bike to 1.5°C” che ha visto Omar nel ruolo di divulgatore sul tema dei cambiamenti climatici.

Dopo la presenza all’ultima Conferenza sul clima, la COP26 di Glasgow, dove la sua bici è stata la prima a entrare ufficialmente alle Nazioni Unite, questa volta il percorso è stato anche occasione  di conferenze e dibattiti con esperti sulle criticità dell’Artico e le conseguenze del riscaldamento globale. 

Ecco che, alle lunghe pedalate giornaliere, di cui si rende conto sulle pagine e i canali social network e nella storyline LinkedIn, Omar Di Felice – coadiuvato da Marirosa Iannelli, coordinatrice clima e advocacy di Italian Climate Network – ha aggiunto una  serie di dirette web  con scienziati, climatologi, geografi, politologi, ricercatori ed esperti di turismo sostenibile.

Dibattiti e riflessioni che è possibile rivedere sul canale Youtube dedicato al progetto

Cosa ne è emerso? 

Oltre al  fenomeno dell’amplificazione artica che sta causando impatti importanti sulla vita delle comunità artiche, c’è un altro motivo che  preoccupa i climatologi.  “Se il permafrost ovvero il terreno ghiacciato dove da millenni sono intrappolate enormi riserve di gas metano, dovesse scongelarsi, – dice  Marirosa Iannelli, – finirebbero in atmosfera enormi quantità di gas serra, accelerando in modo drammatico il riscaldamento globale.” 

Proprio in un momento in cui è necessario affrancarsi al più presto dall’energia da combustibili  fossile e orientarsi sulle rinnovabili tra cui, a proposito di bicicletta, si può annoverare anche l’energia metabolica prodotta muscolarmente dagli uomini quando si spostano a piedi o in bicicletta.

Energia buona accumulata in quasi 8 miliardi di Sapiens e rinnovabile nutrendosi: chi troppo e chi troppo poco; chi meglio e chi peggio perché anche il cibo ha la sua impronta sia carbonica che idrica.

Il ruolo della bicicletta oggi

Sicuramente il titolo Bike to 1.5 C° la dice lunga sullo scopo del progetto che ICN ha deciso di supportare. La bicicletta è uno dei mezzi che può consentire oggi una vera transizione ecologica, necessaria per il contenimento delle temperature entro il  famoso 1.5°C, ribadito durante le ultime conferenze internazionali sul clima.

Un obiettivo che non possiamo mancare, per evitare scenari futuri catastrofici. E dove la bicicletta può fare la sua parte.

“Lo scorso 15 marzo – continua Iannelli – è stata adottata una risoluzione all’ONU storica, chiamata <<Integrazione della bicicletta tradizionale nei sistemi di trasporto pubblico per lo sviluppo sostenibile>> che si muove proprio in questa direzione.

Ma al di là dei desiderata auspicati anche una recente ricerca condotta dall’Università di Oxford dà ragione a tale tesi.

Da questa ricerca –  segnalata da Fiab, la Federazione Italiana ambiente e bicicletta, si evince che le emissioni di chi si muove in bicicletta possono essere inferiori di 30 volte rispetto a quelle di chi usa un’auto a motore termico e 10 volte se confrontate con auto a trazione elettrica.

Per questa ragione la promozione della mobilità attiva sia a piedi che in bicicletta,  dovrebbe essere la pietra angolare delle strategie volte a raggiungere la neutralità climatica.

Soprattutto nelle città caratterizzate da molti spostamenti entro i 5 chilometri. 

Senza parlare dei benefici in termini di salute pubblica e della complessiva qualità della vita urbana.

Asta di Biciclette (foto de L’altra Babele)

Cicloruzione

Purtroppo la balbuzie della politica in questo campo non è ancora all’altezza delle necessità.

Non solo trasportistiche e di vivibilità delle città,  ma ormai anche energetiche del sistema Paese. 

Nessuno schieramento, nessun politico è così audace da fare della bicicletta una sorta di bandiera capace di rappresentare lentezza, sostenibilità, energia, ma anche fantasia, salute, convivialità, parsimonia. 

Sarebbe invece un gesto lungimirante: che guarda a nuovi scenari energetici, alle città di domani e a come vi si muoveranno e respireranno i nostri figli. 

Perché la bicicletta non ha nulla  a che fare con la nostalgia. 

Non c’è tradizione da ricalcare, ma tradizione da inaugurare o consolidare: tutta da inventare.

Promuovere l’uso della bicicletta oggi significa praticare una sorta di restauro conservativo. 

Avvalendosi delle tecniche più moderne e del coraggio di opporre il gesto individuale a una follia collettiva.

Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”, diceva Gandhi mentre proponeva alla sua gente il filatoio a mano.

Ci sono 30 milioni di biciclette in Italia che aspettano di uscire dalle cantine.

E chiedono a ognuno di noi di contribuire allo smottamento culturale della “civiltà” centrata sull’automobile e sugli idrocarburi.

In fondo è facile.

Come dice Didier Tronchet, nel suo delizioso Piccolo trattato di ciclosofia, “La nuova rivoluzione (cicloruzione) può venire semplicemente da questa alternativa mattutina: prendo l’automobile o la bicicletta?”

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